martedì 8 novembre 2016

November ideas

Idee di novembre
Ho cominciato a sfogliare la nuova agenda, parla del futuro. Pagine bianche, lisce, profumate.
E così ho profanato il futuro cominciando a scrivere di me, dei miei programmi, segnando i miei appunti da non dimenticare, le punteggiature che mi definiscono.
Adesso l'agenda è più mia, il futuro prende forma.
Osservo le piante che si adattano al nuovo corso stagionale, qualcuna mi ha già chiesto aiuto, ne ho dovute salutare altre ringraziando di quanto vissuto insieme, la maggior parte sembra sorridere.
Seguo le mie idee, le rendo argilla da manipolare. Non sempre ciò che prende forma mi convince, ma non mi scoraggio.
Ieri ho fatto i muffin con gocce di cioccolato, entrando in casa questa mattina sono stata accolta dal profumo dolce.

lunedì 10 ottobre 2016

I'm back, I'm here.

A tutti: eccomi, ci sono. Diversa da prima, sorpresa dell'adesso, entusiasta del poi.
 
L'autunno è la mia stagione.
Sono stata generata ad ottobre.
Ho concepito le mie figlie in questo periodo senza proprio programmarlo.
Inizia la scuola.
Acquisto l'agenda per il nuovo anno in questo periodo, mi piace scrivere ed annotare sulle pagine nuove e bianche.
Ripartono tutte le stagioni di sport e attività fisiche.
Comincio a preparare minestre, che adoro.
Riorganizzo le mie piante, trovo per loro una dimensione al "chiuso".
 
Sii come la fonte che trabocca e non come la cisterna che racchiude sempre la stessa acqua (Paulo Coelho)

venerdì 20 maggio 2016

A piccoli passi


A piccoli passi sta nascendo la mia stanza di terapia. Uno spazio fisico, ma anche emotivo e mentale che accolga me, le persone e il percorso insieme.
Un piccolo spazio dove stare bene, in cui sorridere e/o piangere, in cui poter riempire l'aria di silenzio e/o di parole. In cui potersi arrabbiare, sfogarsi, tirare fuori, ma anche tenersi dentro. Un luogo in cui  ognuno è sicuro di trovare qualcuno che ti accoglierà e penserà che ogni persona vale, e ogni vita vale l'impegno di essere vissuta fino in fondo al meglio delle proprie possibilità.




venerdì 13 maggio 2016

Un mia recensione di "Adepti" Ingar Johnsrud (2015)

La fascia gialla di copertina creava già diverse aspettative "La nuova stella del crime scandinavo che tutti paragonano a Jo Nesbø. Venduto in 20 paesi". Mi sono detta che per essere un primo romanzo, gli editori sparavano parecchio alto. Forse mi ha stimolato una sorta di sfida a darne una mia personale valutazione, considerandomi una lettrice di Jo Nesbø e del "crime" di autori del nord Europa. Non posso nascondere che a me le sfide piacciono e stimolano parecchio.
Così approfitto dell'occasione di un regalo e ne acquisto una copia per un familiare, sapendo che poi l'avrei chiesto in prestito. La manovra, non proprio pulitissima, è stata colta dal malcapitato che ha rispedito al mittente e quindi, una volta "smascherata", me lo sono ritrovata subito tra le mani.
La trama mi ha preso parecchio, tanto che ci ho messo davvero poco a divorare 511 pagine, come avrà notato chi ha letto il post che racconta il mio mese di maggio.....
Difficile star dietro ai personaggi, forse perché i nomi scandinavi e/o norvegesi non risultano facilissimi ad una prima lettura. E in questo caso si assiste alla presenza di numerosi reti di persone in diversi contesti, quindi bisogna essere piuttosto concentrati e a volte ritornare indietro a qualche pagina precedente per fare una sorta di ripasso. Questa dinamica dei nomi mi era già capitata con la lettura di "Cent'anni di solitudine" di Gabriel García Márquez, ma in quel caso la difficoltà era sui nomi che si ripetevano uguali, tramandati di padre in figlio, ed era per me faticoso star dietro all'albero genealogico e capire chi fosse il padre, il figlio o il cugino. Ma in entrambi i casi ne sono uscita con qualche piccola soddisfazione.
Con Marquez ammetto di aver avuto qualche cenno di rinuncia, ma mi sono detta che non potevo perdermi un capolavoro, e in quel caso ho proprio portato a casa l'apprendimento che ad alcuni testi, ostici all'esordio, va dato tempo e fiducia per poi goderne la potenza dello sviluppo e del finale.
Tornando invece al nostro Ingar Johnsrud, non mi sembra di aver vissuto lo stesso percorso: nel senso che lo sviluppo mi ha coinvolto molto, ho sentito proprio la spinta ad andare avanti a capire, scoprire stimolando associazioni, ipotesi, ricerca di fatti. Ma il finale non è stato degno. Non ha avuto quella qualità di seguire uno sviluppo così avvincente. Mi sono presa una pausa di riflessione prima di permettermi di dare questa importante bacchettata al finale: mi sono chiesta se un finale aperto e/o enigmatico/ermetico per un giallo fosse incisivo e/o suggestivo e ho provato a esplorare le mie congetture e fantasie sulle possibili interpretazioni che mi si aprivano. Non so, forse la metafora che mi sembra azzeccata è quella "dell'amaro in bocca", puoi chiederti e accettare che il gusto amaro sia uno dei possibili effetti dell'esperienza umana, ma alla fine rimane l'amaro.
La lettura è semplice e scorrevole. La psicologia dei personaggi abbozzata e non affondata.
Mi è venuta voglia di rileggere Nesbø. A presto il secondo capitolo della saga "E' Ingar Johnsrud il nuovo Jo Nesbø?". Vi saprò dire.

domenica 8 maggio 2016

Ho letto un articolo su io donna

http://www.iodonna.it/personaggi/interviste-gallery/2016/05/04/sorelle-delle-star-quelle-vite-nellombra/

Non sono riuscita a trattenermi. Dovevo scrivere qualcosa, non volevo che andassero persi sensazioni e pensieri dopo aver letto un articolo di cui aggiungo il link. Mi piacerebbe che ognuno si facesse un'opinione dell'articolo. Io ho provato fastidio per: le parole  "ombra" "stress" "brutta copia di un capolavoro", i pregiudizi sventolati giustificati forse dal diritto di cronaca, quanto una giovane giornalista sia rimasta su un livello tanto superficiale di idea di donna. Ma il momento in cui il fastidio ha raggiunto il picco massimo è quando per pura curiosità ho voluto vedere le foto delle sorelle citate nell'articolo: ho pensato quanto possa essere stolto chi non riesce a vedere bellezza in tutte le donne fotografate. Come è possibile definire brutta copia la sorella di Emma Thomson? O le sorelle di Beatrice Borromeo? O Pippa Middleton? Mi sono sembrate tutte talmente belle... L'articolo mi ha scatenato una forte curiosità per le storie di queste donne: e se andando a fondo si scoprisse che proprio le sorelle cosiddette in "ombra" sono quelle con più spessore, con una profondità da raccontare, con un'unicità custodita.
Cara Sara Sirtori, così si chiama la giornalista autrice di tal capolavoro, lungi da me unirmi al coro di chi in rete si permette di inveire su chiunque in qualunque modo, ma sarebbe davvero interessante una seconda puntata dell'articolo che diventi un vero e proprio approfondimento, una sorta di "inchiesta" (Definizione: Indagine o ricerca diretta a ottenere un'esauriente quantità di dati relativi a un fatto o a un fenomeno) su come le sorelle delle star riescono a vivere una vita propria con valore e soddisfazione senza preoccuparsi del successo dei propri familiari. O detto in altri termini come in alcuni casi non è chi è bello e di successo la persona più interessante.

3 film di donne

After Words con Marcia Gay Harden (2015)


The dressmaker con Kate Winslet (2016)


Assolo con e di Laura Morante (2016)


Tre recenti film di donne. Tre storie diverse, tre donne complesse. Non riesco a non farmi affascinare e coinvolgere dalle narrative femminili. Questo è un piccolo assaggio della mia grande passione per il cinema, per chi racconta storie, spaccati, scenari, attimi di vita umana.

giovedì 5 maggio 2016

Un fiore di ibisco che sboccia


Un fiore che sboccia lascia sempre a bocca aperta. E' naturale, prevedibile e comune, eppure quando capita sul tuo balcone ad una tua pianta, sembra speciale ed unico.
Spesso lo sbocciare è stato accostato all'adolescenza: come i fiori, gli adolescenti aspettano la loro "fioritura" come qualcosa di unico e speciale. Dall'attesa che può essere più o meno lunga, più o meno piacevole, si arriva al momento in cui la bellezza esplode con tutta la sua potenza. Non puoi sapere con certezza cosa capiterà, che sfumatura di colori, quali forme, come cercherà la luce, come si posizionerà rispetto al resto della pianta. Aspetti e poi osservi il risultato, in contemplazione in un primo momento.
Poi si fa spazio l'energia del bello e del nuovo, dando la spinta a prendersi cura di quel gran potenziale per non sprecarlo, preservarlo e renderlo parte del tutto.
Lasciatevi contaminare dalla forza della primavera ogni anno, mettetela in contatto con la vostre primavere ovvero le tante adolescenze che avete attraversato, cogliete l'energia e usatela. Entrate in contatto, lasciatevi andare, trovate il vostro tempo.